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...Pietre, pendolini, abbinamenti & Co

Angeli dei Sette Chakra
Gli Angeli dei Chakra si rivolgono ad animi in cammino verso un sempre maggiore e consapevole equilibrio personale.
Donarsi o donare un angelo dei Chakra è un gesto colmo di simboli e significati.

Visualizza tutti gli Angeli dei Sette Chakra>>>
Quello che segue è un mio intervento-risposta pubblicato all'interno del SurjaForum.
Ho ritenuto opportuno pubblicarlo anche in questo spazio poichè contiene, a mio avviso, molte risposte interessanti sia per chi si avvicina, da neofita, alla Cristalloterapia sia per chi desideri approfondire - partecipando ad un dibattito che auspico - i temi trattati.

Per leggere gli interventi degli altri navigatori, riguardanti le mie risposte e gli argomenti che ho trattato, basta cliccare qui.



Salve a tutti.
Ho letto un po' i vari post riguardanti i cristalli e credo di fare cosa buona riunendo in un unico invio quelle che sono le mie risposte alle varie domande ed - anche, naturalmente - i miei pareri personali. Esponendo in questa sede ciò che penso ed in cui credo mi predispongo, come è giusto che sia, anche ad accogliere critiche o pareri discordi, augurandomi, però, di suscitare un dibattito costruttivo con coloro che avranno la bontà di leggermi.

Da un bel po' di anni studio e sperimento la cristalloterapia; da questa passione - come molti di voi sapranno già - è anche nato il sito Le Pietre delle Fate.

Via via che proseguivo nello studio dei cristalli terapeutici, ho anche seguito, con notevole dispiacere - e talvolta, lo ammetto, con vero sconforto - con quanta faciltà questa terapia antichissima e dignitosissima al pari delle altre terapie cosiddette "alternative", una volta riscoperta, è stata banalizzata, svuotata e ridotta alla stregua dell’“oroscopo del giorno” dei rotocalchi “per signore”, talvolta, o di "terapia minore" altre volte.

Sulle pietre si dice tutto ed il contrario di tutto. Ho visto gente che le indossa per "fare soldi", o per trovare il fidanzato, o contro il malocchio (al posto del più obsoleto cornetto rosso) e tanto altro; ho incontrato persone che mi chiedevano "consulti" (qualcuno ha azzardato la richiesta di una "visita"), approdando a me come ad un'ultima spiaggia e mi sono SEMPRE rifiutata di fare "consulti" o "visite", non riconoscendomi ne' nella veste di chiromante ne' in quella di medico.
Mi definisco, semplicemente, un'appassionata divulgatrice e, in tutta sincerità, più passa il tempo minore è la voglia di "divulgare" ritenendo che - forse - ai mali estremi dei "passaparola" che porterebbero a travisare ciò che esprimo per profonda convinzione, a volte preferisco l'estremo rimedio di tacere, cosicché i miei silenzi non possano essere manipolati, rischio che, al contrario, le parole corrono.

Mi accorgo che questo mio messaggio sta prendendo corpo in forma di manifesto ma - tant'è - se manifesto dev'essere, che manifesto sia!

Parto da lontano.
Nell'anno 1000 (o giù di lì) Ildegarda affermava che il cristallo di rocca era l'acqua congelata delle onde che s'infrangevano sui freddi scogli nelle notti gelide; lei pensava che quel ghiaccio fosse così tanto freddo da non riuscire più a liquefarsi. Oggi sappiamo, naturalmente, che il cristallo di rocca, o quarzo ialino, non è acqua congelata irreversibilmente ma possediamo le conoscenze fisiche e chimiche esatte circa la sua formazione. Ciò che Ildegarda intuiva, senza conoscerne i motivi fisici, e perciò senza una spiegazione più "razionale", era che il cristallo di rocca risultava benefico se lo si teneva con sé in determinati modi che ella stessa aveva identificato e che, perciò, consigliava. Simili intuizioni si avvertivano per le piante: certamente Ildegarda, o le altre curatrici dell’anno Mille, molte finite sul rogo, semmai abbiano utilizzato il salice per curare le febbri ed i dolori articolari, non conoscevano i principi attivi ne’ l’esistenza del salicilato!

Quello che Ildegarda non sapeva, e che invece oggi noi sappiamo, era il perché il cristallo di rocca risultasse curativo, così come sappiamo, anche, perché il salicilato - estratto dal salice un tempo, ed oggi sintetizzato in laboratorio e distribuito con il nome commerciale di Aspirina - lenisce i dolori reumatici.
Anticamente la purezza del cristallo di rocca riportava all'idea del divino e, perciò, si riteneva, anche, che aiutasse a connettersi con le energie superiori tramite un'armonizzazione delle energie più sottili, che gli Indiani chiamano Chakra.

Ciò che sappiamo oggi è che il cristallo di rocca ha, come sua componente principale, il silicio. Il maestro Gienger, che è lo studioso di cristalloterapia che stimo di più, anche autore del miglior libro in commercio il cui titolo è "L'arte di curare con le pietre", riferisce, nel suo testo, come il silicio sia importante per rinforzare pelle, unghie, capelli e per aiutarci nell'aumentare le difese immunitarie. Molti prodotti farmaceutici "da banco" che si proclamano ricostituenti reclamizzano il proprio contenuto di silicio, infatti! La ricerca di Gienger si spinge anche ad un livello più sottile, affermando che il silicio "promuove il benessere interiore", inducendo il soggetto ad essere "sempre vigile ed attento", condizione che faciliterebbe una penetrazione, da parte del nostro intelletto, delle leggi che governano l'universo fisico e spirituale; in altre parole, il silicio, e quindi il Cristallo di Rocca, favorisce ed amplifica le emanazioni energetiche del chakra "alto", il settimo, strettamente connesso con la nostra parte spirituale: ecco perché si dice che il cristallo di rocca ci aiuta a "connetterci con il divino"!

Oggi, dunque, siamo in grado di comprendere, con l'ausilio della scienza, ciò che gli antichi avevano semplicemente intuito. Grazie anche a ciò che ci hanno rivelato la fisica e la chimica ma anche - guardando molto indietro alle intuizioni dell'Ayurveda, dei Nativi Americani, di Ildegarda stessa - verifichiamo che i minerali, oltre ad essere utilissimi al nostro organismo in forma di oligoelementi (cioè minerali "ridotti" in particelle minutissime - per dirla in parole povere, anche se non esatte - che possono essere elaborate ed assimilate dall'organismo) pare che risultino curativi anche in forma "macroscopica" (cioè così come sono estratti dal sottosuolo) per molte patologie fisiche e psichiche grazie alla propria emanazione energetica. Sui risultati di questa efficacia, per altro, ancora si sta studiando e sperimentando.

L'emanazione energetica delle pietre non è altro che il campo aurico della pietra stessa. Ma cos'è il campo aurico? Non sto qui a spiegare per filo e per segno qualcosa che neanche io conosco alla perfezione (data la vastità dell'argomento), tuttavia ciò che io credo è che un campo aurico (di esseri viventi o inanimati) sia anche - anche - costituito dagli elementi che fanno parte della struttura fisica dell'essere stesso. Intendo dire che la diversa composizione cromatica del campo aurico di un individuo, ad esempio, è determinata, oltre che da stati d'animo ed emozioni, anche - ribadisco: anche! - da differenti distribuzioni e quantità degli elementi presenti nel nostro organismo.
Lobsang Rampa, autore che amo molto, afferma nel suo libro "Il Terzo Occhio" di aver visto lampi di luce rossa nelle aure di persone nervose, agitate o rabbiose. Il rosso è il colore del movimento, del calore ma, guarda caso, appare nella nostra aura anche quando il nostro sangue scorre più velocemente, a causa del nervosismo o della rabbia, e la frequenza cardiaca aumenta.

Così come per gli esseri viventi, anche i minerali seguono lo stesso principio, perciò la loro emanazione energetica - e di conseguenza il campo aurico - dipende da numerosi fattori, fra i quali: gli elementi chimici che compongono il minerale stesso, la struttura cristallina, la "memoria" del tipo di formazione, il colore (determinato, anch'esso, da elementi chimici presenti nel minerale), eccetera.

INDOSSARE UNA O PIÙ PIETRE
Indossare le pietre indiscriminatamente, a mio avviso, non serve a molto; portarle in tasca o nella borsetta - sempre a mio avviso - serve ancora meno. Se è vero che le pietre sono curative anche grazie all'energia che emanano, è anche vero che una massa di minerale molto piccola, cioè una pietra piccola, emana minore energia di una massa di minerale più grande, cioè una pietra di dimensioni maggiori.
Se, dunque, riteniamo che l'efficacia sia dovuta al fatto che l'emanazione energetica del minerale entra in "relazione" con il nostro campo aurico, allora avremmo bisogno, perché funzioni, di portare un masso ben grande, in tasca, perché la sua emanazione energetica ci raggiunga!
Per ovviare a questo problema ci viene in aiuto l'Ayurveda, la quale ha individuato dei "punti" di maggiore concentrazione energetica (i Chakra).
Se desideriamo, dunque, "assorbire" effettivamente ed efficacemente l'energia di una pietra piccola, è necessario che essa sia molto vicina al punto di emanazione massimo, cioè sul chakra corrispondente, ovvero su quel vortice energetico che possiede una frequenza non dissonante con la frequenza emessa dal minerale.

Portare le pietre in tasca, ed assortite "a caso" - se non è un mero vezzo per non distaccarsi da esse, desiderando di averle sempre con sé - somiglia, secondo me, all'abitudine alla quale siamo avvezzi, in epoca moderna, a delegare all'aspirina la risoluzione del nostro mal di testa. Mi sento stanco e privo di forze: mi infilo un granato nella tasca e presto mi sentirò un leone! Per assurdo, allora, a mio avviso, tanto varrebbe prendere delle gocce di un cardiotonico allopatico!

Lavorare con una pietra non è cosa semplice: lavorare con una pietra comporta impegno e, a volte, anche molto sacrificio, perché è sempre difficile sradicare abitudini "delegatrici"!
Mi sono convinta della bontà di questa mia ultima affermazione, oltre che per la mia personale esperienza, anche leggendo il bellissimo libro di Lobsang Rampa, intitolato "Il medico venuto da Llasa", in cui l'autore ci racconta con quanta dedizione e sacrificio è riuscito ad entrare in "relazione stretta" con la sua sfera di cristallo di rocca! Vi esorto a leggerlo: è molto, molto istruttivo!

Non ho ancora compiuto (e come me molti altri) studi approfonditi su quali frequenze entrano in conflitto fra di loro. Molti di coloro che hanno anche scritto libri sull'argomento non hanno ancora ben approfondito questa conoscenza, tant’è che leggo, in alcuni testi, di associazioni consigliate o sconsigliate ma mai sostenute da spiegazioni logiche, perciò mi domando: come fanno, alcuni, ad affermare che certe pietre vanno o non vanno accostate? Molto è ancora affidato al caso ed all'esperienza personale, ma quanto è lecito affidarsi all'esperienza personale di pochi, che è comunque, a mio avviso, ancora troppo limitata?
La soluzione, probabilmente, consiste nell'evitare quanto più possibile di associare più pietre indiscriminatamente ed affidarsi, per determinati periodi, ad una pietra principale; anche qui non credo, però, sia necessario un rigore estremo. Io stessa adopero, talvolta, un paio, o al massimo tre pietre, cercando, però, di evitare di farlo spesso, proprio perché non so bene quali siano esattamente le frequenze che entrano in conflitto fra di loro.

Circa quattro anni fa ho sofferto di continue febbricole, a causa di un "postoperatorio" un po' difficile. Per ridurre l'infiammazione radunai tutte le pietre blu che avevo in casa (sodalite, lapislazzuli, azzurrite, acquamarina e non ricordo ancora quale altro minerale) preparandomi quella che ritenevo una “super-acqua-energetica” con la speranza che mi aiutasse a risolvere definitivamente l'infiammazione.
Non ho ottenuto nessun risultato!
Mi venne in mente che, probabilmente, potevano essersi creati dei conflitti di frequenze fra le pietre che ne neutralizzavano l'azione e, solo quando decisi di utilizzare una sola delle pietre, e cioè il lapislazzuli, - che era, comunque, presente anche nel "mix" di minerali che avevo preparato in precedenza - ho ottenuto buoni risultati.
Il mio consiglio, dunque, è di non caricarsi inutilmente di sassi ma di affidarsi ad uno, due o - al massimo - tre per volta, cercando, comunque, di tenere presente sempre quale sia la "pietra principale" con la quale stiamo lavorando, tenendola quanto più tempo possibile sul chakra corrispondente.

Per rispondere al post inviato da Pagan: non ritengo affatto che la Pietra di Luna Adularia sia una pietra "neutrale", anzi, il contrario! E l'opale, invece, è una pietra dall'emanazione molto intensa, il cui cattivo (o improprio) utilizzo può anche non risultare positivo. Non consiglio di usare gli opali se non sappiamo davvero bene cosa farci.
La tormalina nera di Maurizio - invece - sta facendo un bel lavoro, da ciò che leggo, sul suo stress, evidentemente, e Maurizio ha ragione a dire che la sua tormalina "non si tocca"!

SENTIRE LE PIETRE
Una delle cose più difficili è riuscire a capire se ciò che sentiamo è frutto dell'autosuggestione o meno. Personalmente diffido di chi afferma con certezza di aver avuto esperienze eclatanti dopo aver preso fra le mani una pietra. Ci tengo, però, anche a chiarire che non diffido della buona fede di chi ha vissuto quell'esperienza, ne' diffido del fatto che effettivamente l'esperienza eclatante sia stata vissuta da chi la racconta bensì diffido del fatto che quell'esperienza sia stata effettivamente causata dall'aver tenuto la pietra fra le mani e non dalla suggestione e che sia stato così "facile" riuscire ad essere tanto "sciolti" e disponibili all'assorbimento di un'energia alla quale siamo poco avvezzi e con la quale abbiamo convissuto e lavorato poco.

Ciò che ritengo giusto per ciascuno di noi è il diffidare del FACILE SENTIRE perché solo diffidando e discriminando possiamo raggiungere un SENTIRE VERACE, non immaginario; questo raggiungimento, però, è faticoso e costa molto, molto tempo e fatica interiore: oserei, quasi quasi, azzardare la parola “disciplina interiore”.
Lobsang Rampa - e mi scuso per averlo nominato così tante volte ma capita quando si ama in maniera speciale qualcuno - per arrivare ad avere esperienze eclatanti con il suo cristallo di rocca, ha impiegato buona parte della sua vita dedicata ad approfondire la disciplina buddhista, chiuso nel suo monastero tibetano: pensiamo davvero che noi, per qualche arcano motivo, riusciamo - pur vivendo in contesti cittadini disumanizzanti, con tutti i conflitti personali e sociali che questo vivere comporta - a far emergere, in quattro e quattr'otto, maggiori capacità intuitive e percettive di un monaco tibetano che vive - dedicando completamente e fin da bambino la sua vita ad una elevazione spirituale - nei silenzi, colmi di sacralità, di un monastero sulle montagne del Tibet?

Non desidero certamente entrare in polemica con la mia amica Tiziana, alias MagaMagò, ma suppongo che i sogni di Indiani d'America siano piuttosto stati provocati dalla suggestione di aver avuto fra le mani delle pietre provenienti dalle terre dei Nativi, piuttosto che dalle Moqui stesse.
Se così non fosse - e mi permetto, qui, una parentesi ludica e bonariamente ironica - i minatori che estraggono le Moqui Balls nello Utah, trovandosi in presenza di forti concentrazioni di quelle pietre nel sottosuolo sul quale lavorano, dovrebbero vedersi continuamente "sbalzati" qui e là, di dimensione in dimensione, peggio di una pallina da ping pong, ed i loro sogni sarebbero continuamente popolati da una quantità tale di personaggi Indiani (probabilmente neanche tanto calmi, date le atrocità che essi hanno vissuto all'epoca nella quale occupavano quelle regioni! ^__^) da far impallidire il più celebre dei film Western!
Le Moqui, come tutte le altre pietre, non "contengono in sè" la memoria dei popoli che le hanno utilizzate, ne' sarebbero in grado di "trasferirla", ove mai la possedessero: al massimo posseggono la capacità di indurre sogni più lucidi, ma i contenuti dei sogni fanno parte del nostro personale inconscio, non delle pietre.
In ogni caso, ribadisco il principio di dovere principalmente a se stessi un'onestà intellettuale rigorosa che è utile soprattutto a noi; senza di essa corriamo il rischio di nutrirci di immaginazione, e l'immaginazione, al risveglio, fa sempre molto male.

Rispondendo al post di Bruna, a proposito del cristallo di rocca della sua amica, ritengo che le possibilità siano due: o ha giocato la suggestione, inizialmente, nel far sentire meglio la sua amica, oppure effettivamente ha avvertito un benessere indotto dal cristallo che ha indossato; questo nessuno può dirlo se non la sua amica stessa dopo essersi profondamente ed onestamente interrogata! Azzardo l'ipotesi della suggestione perché, se il nostro sentire è VERACE, allora è difficile che, ad un certo punto, esso s'interrompa: anzi, dovrebbe avvenire il contrario, e cioè che, affinando il sentire, questo, con il tempo e con la pratica, si amplifica, non scompare. Il fatto che, dopo un po' non ha avvertito più nulla non indica che il cristallo si è scaricato: i cristalli, finché mantengono la propria struttura, non possono "scaricarsi" come delle Duracell. Possono, sì, "rallentare" l'emanazione ma si scaricano solamente se avvengono ANCHE delle variazioni chimiche e fisiche al loro interno, cosa che pure accade, a volte, ma è molto più rara di quanto si racconti.

LE ALTRE PRATICHE CON I CRISTALLI
Tutto ciò che è relativo al campo del "portare fortuna", del propiziarsi "energie favorevoli", dell’utilizzare le pietre per "riti" o per scopi non strettamente terapeutici non fa parte della cristalloterapia intesa in senso stretto: alle domande riguardanti questi argomenti non so rispondere perché, per mia precisa volontà determinata da un senso di rigore che mi sono imposta nel momento stesso in cui ho deciso di condividere le mie ricerche sulla cristalloterapia, mi interesso di minerali terapeutici e non d'altro.
Da che mondo è mondo, le bambole vengono create per far giocare le bambine; qualcuno, però, le utilizza per dei riti voodoo. Possiamo, per questo, affermare, dunque, che le bambole ESISTONO per il voodoo? Credo proprio di no!

L'uso che ciascuno di noi fa di qualsiasi oggetto - non solamente delle pietre - è strettamente personale e, credo, dobbiamo rispondere ai nostri principi, nel rispetto di ciò in cui crediamo.

Noto che il mio è il più lungo post inviato fin'ora al SurjaForum. Non vogliatemene: è solo che da tempo desideravo esprimere ciò che ho scritto; finalmente l'ho fatto!
Aspetto vostre repliche che leggerò con attenzione, rispetto ed umiltà.
Buona vita
Angeladularia
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